Un serbatoio naturale da proteggere e valorizzare la cui gestione è stata affidata alla Provincia di Pesaro e Urbino. Una decisione assunta dal Ministero dell'Ambiente (sentiti gli enti interessati: Regione, le tre Comunità montane di Cagli, Fossombrone e Urbania, e i Comuni di Acqualagna, Cagli, Fermignano, Fossombrone e Urbino).
Per la gestione della riserva la Provincia può avvalersi anche dell’ufficio unico Sadaf (Servizio aree demaniali e aree forestali) creato dalle tre Comunità montane e con sede a Cagli.
"L’istituzione della riserva – sottolinea l’assessore all’Ambiente della Provincia Sauro Capponi – rappresenta un riconoscimento delle peculiarità ambientali e naturalistiche della zona, già soggetta a numerosi vincoli, che comporta il vantaggio di offrire al territorio maggiori opportunità di tutela e salvaguardia, per esempio interventi di risanamento e restauro, in una programmazione unitaria, con finanziamenti certi che permetteranno di rendere meglio fruibile questo paradiso della nostra provincia. Dalla riserva derivano insomma non solo vantaggi economici per valorizzare tutta l’area (dalla flora, alla fauna, agli edifici rurali), ma anche una progettazione unitaria e maggiori controlli per la tutela dell’area".
Sui 3.600 ettari del Furlo, per il 90% costituiti da aree demaniali, non spunteranno nuovi vincoli né limitazioni per le attività. "Sono salvaguardate e valorizzate, nel rispetto delle normative in vigore - afferma l’assessore Capponi – in modo particolare la coltivazione e la raccolta di tartufi (al Furlo c’è una delle più antiche tartufaie d’Italia) e di essenze edule (funghi e frutti del bosco)".
Il Decreto Ministeriale prevede anche l’istituzione della Commissione di riserva. La Commissione è stata istituita con Decreto del Ministero dell'Ambiente (febbraio 2002) ed è formata da un esponente del Ministero dell’Ambiente, uno della Regione, uno della Provincia, uno per ogni Comunità montana e Comune interessato, un esponente delle associazioni ambientaliste e uno delle associazioni scientifiche.
E' in atto la predisposizione del "Piano di Riserva" che, dovrà prevedere gli interventi da realizzare per la tutela e la valorizzazione naturalistica, ambientale e urbanistica della zona e le modalità di gestione della Riserva medesima.
Fino all'entrata in vigore del Piano di gestione della Riserva, la disciplina di tutela dell'area protetta è regolamentata dall'art.6 del Decreto istitutivo.
Il Furlo è stato protagonista di tante vicende storiche e leggendarie.
Nei tempi più remoti il suo nome era Saxa Intercisa ovvero Pietra Spaccata o anche Sasso Rotto, in seguito prese la denominazione di Petra Pertusa cioè Pietra Forata.
Il nome Furlo proviene da Forulum, Piccolo Foro volgarizzato poi in Forlo e quindi Furlo.
Il popolo italico che per primo comprese l'importanza della viabilità nell'economia fu quello etrusco, che costruì la strada di collegamento tra Roma e Rimini, l’attuale Flaminia, chiamata così due secoli più tardi dal console Flaminio che la fece lastricare.
La conquista del Furlo da parte dei Romani avvenne senza difficoltà nel 295 a.C., dopo aver sbaragliato la confederazione italica a Sentino (Sassoferrato).
Il luogo divenne un passo molto transitato e Flavio Vespasiano vi fece scavare una nuova galleria (tuttora aperta al traffico), i cui lavori terminarono nel 76 dopo Cristo.
La zona fu poi sede di conquista e battaglia tra Goti e Bizantini, che a turno la conquistarono e dominarono.
Nel 1234, con la conquista di Urbino da parte di Buonconte da Montefeltro, il Furlo entrò a far parte del territorio dei Montefeltro e restò nelle tenebre.
L'avvento dei Della Rovere non migliorò la situazione e, come ricordava il Cardinale Adriano, al seguito di Giulio II, il Furlo pullulava di banditi. Solo nel 1631, come il Ducato d'Urbino, fu incorporato nello Stato Pontificio.
Le condizioni di difficoltà, per la caduta di massi, l’incuria e la presenza di malviventi, non si attenuarono e, nel 1771, le poste pontificie si videro costrette ad evitare la gola.
Fu solo nel 1797 che i francesi, portarono al Furlo il vento della rivoluzione e pensarono di bonificare la gola insediandovi un comando militare.
Il 17 settembre 1860 il Furlo passò ai Savoia e il 17 marzo 1861 entrò a far parte del regno d’Italia.
Nel 1863 il passo fu liberato dalla presenza dei banditi e reso sicuro.
La prima guerra mondiale non lo coinvolse, ma l’area fu apprezzata per i collegamenti tra Roma e il fronte, soprattutto dopo l’avvento delle automobili.
E proprio l'automobile fece conoscere ai dirigenti dell'U.N.E.S. di Milano il Furlo e li convinse dell’alta possibilità di guadagno con le acque del Candigliano.
Nel 1922 vi passò Mussolini, le cui soste lo portarono a contatto con l'albergatore Candiracci. Nel 1936 la milizia forestale volle immortalare l’immagine del Duce attraverso il famoso profilo nella montagna.
Durante la seconda guerra mondiale, il Furlo visse momenti di tensione, ma non fu teatro di feroci scontri.
Gli anni settanta furono invece anni devastanti, soprattutto per il paesaggio, rovinato dall’attività delle cave.
Negli anni ottanta sono state costruite due nuove gallerie di 3391 m. che da allora assorbono il traffico della Flaminia, restituendo la gola alla gioia dei suoi estimatori.
Il paesaggio e la morfologia della Gola del Furlo permettono di ricostruire la storia geologica italiana da più di 200 milioni di anni fa: le sue rocce illustrano, come un atlante all’aperto, le principali formazioni dell’Appennino umbro-marchigiano.
Le pareti della Gola sono formate dalle rocce più antiche, appartenenti alla formazione del Calcare Massiccio, mentre salendo sul Monte Pietralata si possono osservare tutte le formazioni superiori quali:
la Corniola, il Rosso Ammonitico (tanto ricercato dagli amanti dei fossili), i Calcari Nodulari, la Maiolica e la Scaglia.
Nel Miocene, circa 15 milioni di anni fa, tutta la serie umbro-marchigiana fu sottoposta a spinte tettoniche che fecero sollevare le formazioni sedimentatesi nell’antico bacino marino formando un’anticlinale, cioè una piega tettonica in cui gli strati più interni sono i più antichi.
Il Candigliano ha inciso l’anticlinale come un rasoio, separando le due cime del Monte Pietralata (889 m) e del Monte Paganuccio (976 m).
Nelle formazioni rocciose del Giurassico e Cretaceo sono presenti diversi tipi di fossili.
I più abbondanti rappresentano ciò che resta di un gruppo di animali ora estinti, chiamati Ammoniti, che appartengono al raggruppamento dei Molluschi Cefalopodi, a sua volta distinguibile in quattro grandi raggruppamenti: Phylloceratina, Lytoceratina, Ammonitina Ancyloceratina. La loro conchiglia ha una forma idrodinamica a spirale piana.
Tra le Ammonitina, in particolare, esistono alcuni generi e specie il cui nome fa riferimento alla zona del Furlo, proprio perché è stato trovato qui l’esemplare-tipo:
quali il genere Furloceras e la specie Taffertia furlensis che appartengono alla famiglia delle Hildoceratidae, o il genere Furlites della famiglia Polymorphitidae.
Molto importanti per le datazioni e le analisi paleoecologiche sono anche i microfossili che si trovano in questa zona.
Si tratta di organismi formati di una sola cellula, con un guscio esterno calcareo o siliceo, appartenenti a Foraminiferi, Diatomee e Radiolari.
I Monti del Furlo, per le particolari caratteristiche geomorfologiche, ospitano una flora ampiamente diversificata, dove piante comuni si alternano con esemplari rarissimi.
Sono presenti specie mediterranee e termofile, abitualmente rintracciabili in territori caldi o costieri della regione, e piante tipiche delle montagne elevate dell’Appennino Umbro-Marchigiano, spesso in nicchie ecologiche contigue.
La gola rupestre, oltre a offrire un paesaggio di stupefacente bellezza, costituisce, dal punto di vista floristico e vegetazionale, il settore più importante e più ricco dell'intero complesso, in cui sono presenti oltre mille specie.
Negli ambienti rocciosi e semirupestri troviamo una grande ricchezza floristica, che spazia dalla Campanula di Tanfani ai i gialli capolini dello Sparviere lacerato; dalla rara ed endemica Moehringia papulosa alle piccole felci rupicole come l’Asplenio grazioso e la minuscola Gramigna dell’Appennino.
Ovunque, fra le rocce, è un gareggiare di radici, bulbi, rizomi, foglie, steli e fiori, fra cui emergono per interesse e rarità il Giacinto dal pennacchio, il Lilioasfodelo maggiore, l’Onosma e tanti altri.
La lecceta, presente sul margine superiore della Gola e nei versanti orientali del M. Petralata e M. Paganuccio, vede, oltre al Leccio, Ornielli e Aceri nonchè Sorbi, il Corbezzolo, la Fillirea, lo Smilace e il Laurotino.
Fra gli alberi, spicca il Bagolaro, presente nella regione in pochissime località. Fra le specie erbacee si riconoscono piante rare come il Miglio verdolino, la Trabbia maggiore e la Carice mediterranea.
Nei settori meno asciutti e con suolo più profondo, il Leccio cede il posto a formazioni boschive caducifoglie formate in prevalenza da Orniello, Carpino nero, Roverella, Acero minore e arricchite dalla presenza di altre specie arboree o arbustive.
Anche i margini delle strade e le scarpate sono ricchi di una flora straordinaria: Asfodelo giallo, Allium di varie specie, il Giacinto dal pennacchio, mentre nella Gola è presenta anche la rara Vite selvatica, specie rarissima nella regione.
Nei versanti freddi sono presenti boschi mesofili, governati generalmente a ceduo, in cui vi è una ricca presenza di alberi e arbusti: Roverella, Cerro, Faggio, Orniello, Carpino nero e bianco, Aceri, Sorbi, Biancospini, Ginepri, Fusaggine montana, Rose selvatiche e molte altre.
Anche la flora erbacea è molto varia: di particolare rilievo è la presenza di alcune specie fra cui Bucaneve, Dentarie, Viole, Festuca altissima, ecc.
Nei pascoli sommitali sono abbondanti piante appartenenti alle famiglie delle Ranuncolacee, Leguminose, Ombrellifere, Composite, Labiate, Graminacee e tante altre.
Fra le entità più interessanti vanno ricordate:
Orobanche purpurea, Crocus biflorus, lo Zafferanetto del Colonna e numerose Orchidee, fra cui l’Orchidea gialla e due specie rarissime quali l’Orchide militare e Dactylorhiza romana.
La presenza di numerose specie di rapaci, che utilizzano le pareti della gola per nidificare e i prati sommitali per la caccia, accreditano un elevato valore naturalistico alla Riserva del Furlo.
Tra i più interessanti si possono osservare:
Aquila reale, Sparviere, Astore, Albanella minore, Pellegrino, Lanario.
Altri Uccelli degni di nota sono:
il Rondone alpino, la Rondine montana, il Passero solitario, il Picchiomuraiolo, il Gracchio corallino, la Magnanina.
Tra le numerose specie di Mammiferi si segnalano quelle di maggior interesse naturalistico, quali il Lupo, l'lstrice e la Puzzola.
Tritone crestato, Rana agile e Ululone ventre giallo sono tra gli Anfibi presenti.
Anche i Rettili popolano l'area con numerose specie, tra cui
il Cervone, il Saettone, la Vipera comune, la Natrice tessellata.
Nelle acque del Candigliano troviamo diverse specie di Ciprinidi, Gobidi e la Trota fario.
Il luogo dove
scoprire l’identità
paesaggistica
e storico-culturale
della “Gola del Furlo”
Il Museo del Territorio ti propone un viaggio emozionante alla scoperta dell’identità della nostra meravigliosa area protetta, dove la storia naturale e quella umana si sono nel tempo inevitabilmente intrecciate, condizionate fino a dar vita al “Territorio della Gola del Furlo”: un deposito di tracce del passato e prezioso contenitore di paesaggi umani e naturali.
Il Museo si propone dunque come uno spazio di incontro tra la natura, l’evoluzione, la storia, la cultura ed il rapporto dell’uomo con la montagna. L’intento è di offrirti un’immagine del Territorio dei Monti del Furlo di tipo integrata, definita contemporaneamente sia dagli aspetti più strettamente geografici, geomorfologici e naturalistici che da quelli relativi alla storia, all’architettura e alla cultura dell’area protetta.
Un’immagine composita da leggere ed interpretare nella sua interezza di elementi naturali e umani, partendo proprio da quell’elemento che forse più di tutti gli altri ha fortemente condizionato l’evoluzione della storia naturale e umana della Gola del Furlo: la montagna.